Parto anonimo e diritto a conoscere le proprie origini di Salvatore Coscarelli, PHD Student in Civil Law and Constitutional Legality - Unicam

29 luglio 2021

Il diritto di conoscere le proprie origini che trova riconoscimento e tutela nell’art. 7 della Convenzione di New York del 1989 e nell’art. 30 della Convenzione dell’Aja del 1993, viene ricondotto dalla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo all’ambito applicativo dell’art. 8 CEDU che garantisce il rispetto della vita privata e familiare.

La Corte di Cassazione Civile, a partire dal 2013, in molteplici pronunce tra cui la sentenza 22 settembre 2020 n. 19824, sancisce il diritto del figlio a conoscere le proprie origini e ad accedere ai dati personali della madre biologica che pure aveva chiesto di rimanere anonima, nell’ipotesi di decesso di quest’ultima.

L’esigenza di tutela dei diritti alla vita ed alla salute, a fondamento nella scelta dell'anonimato, venendo meno per effetto della morte della madre, comporta l’eliminazione di elementi ostativi per la conoscenza del rapporto di filiazione dello status di figlio.

L’art. 28 della l. n. 184/83 (Legge sull’adozione), pur riconoscendo all’adottato la possibilità di accedere alle informazioni riguardanti le sue origini biologiche in presenza di certe condizioni, nega però l’accesso a tali informazioni ove l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale, o anche quando anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all’adozione a condizione di restare anonimo.

Si palesa in tal modo il conflitto tra diritto dell’adottato a conoscere le proprie origini biologiche, e diritto della madre all’anonimato, già emerso in decisioni della Corte di Strasburgo. 

Ebbene, con la sentenza della Corte EDU del 22/09/2012 ric. n. 33783/09 sul noto caso Godelli, la Corte Europea condannò l’ordinamento italiano che, a differenza di quello francese (sentenza Odièvre del 2003) non opera il giusto bilanciamento tra i diritti concorrenti, accordando una preferenza incondizionata alla madre che vuole rimanere anonima.

Successivamente alla succitata sentenza EDU seguì la pronuncia della Corte Costituzionale n. 278/2013 che dichiarò  incostituzionale l’art. 28, comma 7, l. n. 184/83, laddove non prevede la possibilità, per la madre, di revocare la propria dichiarazione di anonimato. 

Orbene, oggetto di censura da parte della Corte fu l’irreversibilità del segreto, ritenuta lesiva degli artt. 2 e 3 della Costituzione Italiana.

Pertanto, secondo la Corte Costituzionale è necessario prevedere un procedimento, stabilito dalla legge, che assicuri con la massima riservatezza,  la possibilità per il giudice, su richiesta del figlio, di interpellare la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata ai sensi dell'art. 30, comma 1, del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, a norma dell'articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127), ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione.

La Suprema Corte si pone in linea di continuità proprio con la suddetta pronuncia di incostituzionalità e, partendo da una dissenting opinion del caso Odièvre secondo la quale nonostante la previsione di un’apposita procedura per la revoca dell’anonimato da parte della madre nell’ordinamento francese la madre ha sostanzialmente un diritto unilaterale e discrezionale di negare al figlio la conoscenza sulle proprie origini, sancisce la necessaria reversibilità della decisione dell’anonimato nel caso di decesso della madre: la soluzione opposta reintrodurrebbe infatti quella “cristallizzazione” definitiva della scelta di anonimato, già censurata dalla Consulta.

Quindi, si può affermare che, a seguito della morte della madre che partorì in anonimato, l’interesse alla segretezza diventi recessivo di fronte al diritto del figlio adottivo di conoscere le proprie origini biologiche. 

Conseguentemente, vanno accolte tutte quelle istanze inerenti all’accesso alle informazioni relative all’identità del genitore biologico.