I rapporti patrimoniali di famiglia. La comunione legale nell’ordinamento italiano. Giovanni Russo – Dottorando in “Il diritto civile nella legalità costituzionale” – Area Legal and Social Sciences – Università di Camerino

29 aprile 2019

I rapporti patrimoniali di famiglia sono disciplinati negli artt. 159 ss. c.c.. Occorre fare una precisazione circa l’evoluzione dell’istituto in trattazione. Infatti, prima della riforma del diritto di famiglia del 1975, il regime legale dei coniugi era quello della separazione dei beni. Oggi, invece, salvo che i coniugi non abbiano manifestato volontà contraria, si instaurerà il regime della comunione legale. Ciò è stato il frutto dell’evoluzione che ha interessato la società dal dopoguerra in poi in cui la donna ha acquistato maggiori libertà codificata poi nella Carta Costituzionale in cui è stato sancito il principio di eguaglianza anche all’interno della famiglia, art. 29, secondo comma, Carta Cost..

La scelta che i coniugi possono compiere consiste nell’adottare, in alternativa alla comunione legale, la separazione dei beni. Quest’ultima potrà essere scelta tanto prima della celebrazione del matrimonio quanto successivamente. L’ordinamento prevede che i coniugi possono adottare convenzioni con le quali derogare le norme vincolanti disposte tanto per la comunione quanto per la separazione dei beni. A questa regola è posta un’eccezione dall’art. 210 c.c. il quale non permette di derogare, ad esempio, alla suddivisione in quote del patrimonio, all’ingresso di alcuni beni che rientrano nella categoria dei beni personali o alle norme in materia di amministrazione dei beni in comunione.

Al momento della celebrazione del matrimonio i coniugi, non avendo manifestato volontà contraria, entreranno nel regime patrimoniale della comunione legale. Qui deve precisarsi che non entreranno tutti i beni dei i coniugi ma soltanto gli acquisti fatti dalla data di celebrazione del matrimonio in poi. Inoltre, per acquisti si intendono tanto gli acquisti a titolo originario, si pensi ad esempio all’usucapione, quanto gli acquisti a titolo derivativo, si pensi all’acquisto di un appartamento a seguido di compravendita.

Il regime della comunione legale, disciplinato agli artt. 177 ss. c.c. presenta tre caratteristiche fondamentali. Essa è necessaria, universale e senza quote. Necessaria perché si instaura automaticamente in seguito alla celebrazione del matrimonio; universale perché si applica a tutte le tipologie di acquisti fatta eccezione delle ipotesi previste all’art. 179 c.c. e senza quote poiché i coniugi saranno titolari in egual misura a prescindere dall’apporto economico prestato per l’acquisto. La non suddivisione in quote degli acquisti è giustificata dal principio di contribuzione secondo il quale ciascun coniuge dovrà contribuire allo sviluppo della vita familiare attraverso le proprie capacità e possibilità, facendo rientrare così anche il lavoro casalingo.

L’articolo 177 c.c. individua l’oggetto della comunione ‹‹negli acquisti compiuti congiuntamente o separatamente durante il matrimonio; nei frutti dei beni propri di ciascun coniuge, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione; nei proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati; nelle aziende gestite da entrambi i coniugi o costituite dopo il matrimonio››.

L’art. 179 c.c., rubricato beni personali, individua gli acquisti che non entrano a far parte della comunione. Essi sono, oltre ai beni di cui il coniuge era proprietario prima del matrimonio o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento, ‹‹i beni acquistati durante il matrimonio con proventi derivanti da donazione o successione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non sia specificato che essi sono attribuiti alla comunione; i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori; i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge; i beni che sono frutto di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa e tutti i beni acquistati con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro scambio, purché ciò sia dichiarato nell’atto di acquisto››.     

Gli articoli 177 e 179 c.c. impongono una tripartizione tra beni che cadono immediatamente in comunione, beni che cadono solo successivamente allo scioglimento della comunione – cosiddetta comunione de residuo - e beni che non entreranno mai in comunione. 

Se da un lato la comunione legale non deve essere confusa con la comunione ordinaria, poiché quest’ultima è una comunione per quote, dall’altro lato può farsi un paragone con le società di persone. Infatti, in materia di amministrazione, tanto nella società di persone quanto nella comunione legale dei coniugi, bisogna distinguere il tipo di atto da compiersi. Per questa ragione si usa distinguere tra atti di ordinaria amministrazione e atti di straordinaria amministrazione. Nei primi i coniugi potranno agire individualmente senza il consenso dell’altro coniuge e vi rientrano, ad esempio, gli acquisti che giornalmente si compiono. Nei secondi, invece, è richiesta necessariamente la presenza di entrambi i coniugi o quanto meno il consenso manifestato dal coniuge che non potrà essere presente fisicamente. Rientrano in questa tipologia di atti l’acquisto, ad esempio, di un autovettura o di un appartamento. Nell’ipotesi in cui un coniuge non voglia porre in essere l’atto di straordinaria amministrazione, l’altro coniuge potrà rivolgersi al giudice il quale, valutate le circostanze e l’interesse della famiglia al compimento dell’atto, potrà autorizzare il compimento di quest’ultimo.

L’ordinamento prevede una tutela nell’ipotesi in cui venga posto in essere un atto di straordinaria amministrazione senza il consenso dell’altro coniuge. In questa caso devono distinguersi gli acquisti di beni immobili o mobili registrati dagli acquisti di beni mobili non registrati. Nella prima ipotesi il coniuge leso potrà esercitare l’azione di annullamento entro il termine previsto, ex. art. 184 c.c.. Nella seconda ipotesi, invece, il coniuge leso potrà chiedere la restituzione del bene sia in natura che per equivalente.

Per quanto riguarda, invece, le obbligazioni assunte dai coniugi nell’interesse della famiglia – si pensi, ad esempio, all’educazione e all’istruzione dei figli o in generale al mantenimento della famiglia - verranno soddisfatte con il patrimonio della comunione. Tuttavia, nell’ipotesi in cui il patrimonio familiare fosse esiguo o non sufficiente al soddisfacimento dei creditori, questi ultimi potranno intaccare il patrimonio di ciascun coniuge nella misura della metà del credito vantato.

Dopo questa breve disamina dell’istituto della comunione dei beni in conclusione devono evidenziarsi le ipotesi di scioglimento della comunione tassativamente indicate dall’art. 191 c.c.. Sono ipotesi di scioglimento ‹‹la dichiarazione di assenza o di morte presunta, l’annullamento, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, la separazione personale, la separazione giudiziale dei beni, il mutamento convenzionale del regime patrimoniale ed il fallimento di uno dei coniugi››.

Lo scioglimento della comunione è soltanto una prima fase e determina l’instaurazione della comunione ordinaria fin quando i coniugi non provvedano alla divisione. Successivamente si procederà ai rimborsi e alle restituzioni, ex. art. 192 c.c.. Lo scioglimento si avrà soltanto con la terza ed ultima fase di divisione dei beni, ex. art. 194 c.c.. Nell’eventualità in cui i coniugi non riescano a dividere pacificamente i beni, il giudice a tutela della prole potrà procedere alla creazione di un diritto di usufrutto a favore del coniuge affidatario su dei beni spettanti all’altro coniuge.

Si segnala che la legge n. 76 del 2016 ha esteso il regime patrimoniale proprio del matrimonio alle unioni civili.