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"Decreto “Rilancio” e Trust: una possibile convivenza!" di Elena Napolitano, Avvocato e Dottoranda di ricerca in Diritto Civile nella legalità costituzionale - UNICAM

12 agosto 2021

Il decreto-legge “Rilancio” del 19 maggio 2020 ha introdotto una misura di incentivazione – il c.d. Superbonus 110% - tesa a rendere le abitazioni più efficienti e più sicure.

Il meccanismo del superbonus prevede la possibilità di effettuare i lavori senza alcun onere a carico del proprietario dell’immobile oggetto di interventi.

Due sono le tipologie di lavori effettuabili: quelli di efficientamento energetico (e in tal caso di parla di Super Ecobonus) e quelli di adeguamento antisismico (c.d. Super Sisma bonus).

L’incentivo, infatti, consiste in una detrazione del 110% da applicare sulle spese effettuate dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2022.

I lavori effettuati entro il 31 dicembre 2021 andranno ripartiti tra gli aventi diritto in cinque quote annuali; quelli effettuati nel 2022, invece, in quattro quote annuali di pari importo.

Il contribuente, una volta sostenuta la spesa, può decidere di effettuare lo sconto in fattura: in tal caso è l’impresa/e che ha effettuato i lavori che applicherà uno sconto del 100% del valore della fattura, per poi vedersi riconosciuto un credito d’imposta pari al 110% dell’ammontare dello sconto applicato.

Nel caso in cui il contribuente decida di sostenere il costo dei lavori, può usufruire della detrazione in compensazione per pagare meno tasse o cedere il credito d’imposta a terzi (ad esempio a istituti di credito).

Tutto ciò determina un meccanismo virtuoso di mercato: il proprietario dell’immobile può ristrutturare casa senza alcun esborso monetario, riducendo il costo delle utenze energetiche e valorizzando il proprio patrimonio immobiliare; l’impresa, aumentando il volume d’affari, aumenta il proprio fatturato; lo Stato interviene non solo a rendere le abitazioni più efficienti ma sostiene anche l’aumento dell’occupazione e del reddito.

Di recente, è stato presentato il primo interpello (n. 498/2021) all’Agenzia delle Entrate in merito all’accesso alla detrazione super-bonus per lavori di riqualificazione di immobili segregati in un trust.

Ma procediamo con ordine.

Un cittadino residente all’estero ha presentato istanza di interpello con la quale ha rappresentato di aver acquistato con sua moglie, a fine anni ‘80, un immobile di civile abitazione in Italia, da destinare ai figli.

Tale immobile, originariamente intestato al figlio minorenne e acquistato con provvista finanziaria fornita dai genitori e dalla nonna materna, nel 2018 è stato attribuito in trust “autodichiarato” (quindi il figlio ormai maggiorenne ne era diventato disponente e trustee) e i genitori stessi sono stati nominati beneficiari.

L’anno seguente, con l’intento di accedere al 110%, il trustee ha presentato la C.I.L.A. (Comunicazioni di Inizio Lavori Asseverata) al fine di frazionare l’immobile in quattro unità abitative.

La nuda proprietà, invece, sarebbe rimasta al figlio maggiore, nella qualità di trustee.

Il disponente, concedendo per un decennio l’usufrutto di due appartamenti al padre e degli altri due appartamenti alla madre, avrebbe così reso questi ultimi titolari di redditi fondiari in Italia e, in quanto tali, legittimati a richiedere le detrazioni fiscali, con possibilità di optare per la cessione del credito o lo sconto in fattura.

Così facendo, si sarebbero rispettate le regole dell’art. 119, comma 9 lett.b) e comma 10, del D.l. 34/2000 che individuano tra i destinatari del Superbonus «le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni», nel limite massimo di due unità immobiliari a richiedente.

Ciò premesso, il contribuente ha partecipato all’autorità finanziaria che, in qualità di usufruttuario nonché di futuro finanziatore degli interventi di riqualificazione, riteneva di aver diritto a fruire del superbonus, seppur di un bene costituito in trust.

L’istante ha chiesto se ci fossero, nel caso di specie, motivi ostativi alla cessione del credito d’imposta oppure all’altra modalità alternativa prevista nel decreto “Rilancio”, il precitato sconto in fattura.

L’agenzia delle Entrate, nel rispondere succintamente e positivamente a tale interpello, ha ricordato che l’unica condizione da osservare è rinvenibile nella circolare 24/E/2020, ove viene esplicitato che l’acquisto dell’usufrutto debba precedere l’inizio dei lavori o l’esborso del costo degli interventi.

Giova puntualizzare che il trust non è un soggetto giuridico sostanziale autonomo e, pertanto, non può essere titolare di diritti reali.

Il trustee, perdipiù, è esclusivamente incaricato di un ruolo gestorio di amministrazione del patrimonio e quindi non può essere qualificabile come persona fisica privata.

Tale precisazione tende a chiarire il perché il trustee abbia dovuto provvedere prima al frazionamento dei beni in trust e poi avvalersi dell’aiuto dei genitori.